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A 20 anni in politica: storia di contro-tendenza femminile

09/05/2011
Donna Reporter
Chiara Valentini

Giulia Crivellini è uno dei candidati per il Consiglio Comunale a Milano. E' giovanissima, è una donna, si sta laurenado in Giurispruenza, e ha deciso di entrare in politica. Perché?

Giulia, quanti anni hai?
“22”.

Perché la politica?
“Un anno e mezzo fa ho iniziato a sentire un bisogno di legarmi attivamente a qualche gruppo, partito, associazione - non avevo in mente nemmeno io la forma esatta -, so solo che ho sentito l’esigenza, dovuta alla mia passione per la politica e il diritto - io studio Giurisprudenza -, di connettermi molto di più con la realtà e capire come vengono affrontati in concreto alcuni temi per me fondamentali”.

Come è iniziato il tuo percorso?
“L’anno scorso, in occasione delle elezioni regionali, ho deciso di dare una mano a quello che mi è sembrato il partito più vicino a me, come idee e come battaglie, il Partito dei Radicali. Per curiosità ho iniziato a dare una mano nella campagna: guardavo molto, studiavo, ho aiutato un po’ nella raccolta di firme. Poi ho iniziato a partecipare alle riunioni e a dare una mano in maniera, se vogliamo, più politica, discutendo su temi e iniziative che si potevano intraprendere. Ad esempio la prima è stata quella in cui, casualmente, perché non ce l’aspettavamo, abbiamo riscontrato le firme false sul listino di Formigoni….”

Tu sei stata tra coloro che hanno sollevato la vicenda delle firme false della lista Formigoni?
“Sì”.

Com’è successo?
“Io e altri ragazzi dell’associazione stavamo raccogliendo le firme per presentare la nostra lista in Lombardia. Non siamo riusciti a raccoglierle perché, volendo fare le cose seguendo la procedura, abbiamo avuto moltissime difficoltà. Comunque, preso atto del fatto che non fossimo riusciti, ci siamo chiesti: ma gli altri partiti come hanno fatto a raccogliere così tante firme in così poco tempo? Allora abbiamo deciso di chiedere un accesso agli atti per guardare un po’ i moduli delle altre liste. Abbiamo scoperto uno scempio: firme con doppioni, calligrafie identiche, timbri degli autenticatori assenti. E da lì abbiamo innescato questa battaglia per il rispetto delle regole, perché chi si candida non può essere il primo a violare le regole ancora prima di essere istituzione”.

Tornando a te: dopo le riunioni?
“Ho continuato appunto a seguire tutte le riunioni, entrando poi in giunta…”

Cosa hai dovuto fare per entrare in giunta?
“Essendo il Partito Radicale privo della strutturazione di altri partiti, io sono entrata in giunta in modo molto tranquillo: ho voglia di fare, ho delle proposte, ok sei dei nostri. Sono dunque entrata perché le persone accanto a me, che appartenevano già al partito, credo che abbiano visto in me una gran voglia di approfondire e di spendersi”.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare?
“Quello che ho dovuto affrontare, se vogliamo, come ragazzina di 20 anni che arriva da sola nel mondo della politica, è stato superare il dirmi dentro di me ‘ho 20 anni, cosa posso saperne io?’. Con il tempo, però, ho capito che siamo noi giovani ad avere una cognizione delle cose più reale rispetto a chi in politica c’è dentro da anni e ha perso invece quel saper guardare alla realtà come davvero è e ha perso la passione nel cercare di cambiare le cose”.

I giovani in politica però scarseggiano…
“Sì, entrata in politica ho avuto la conferma che non c’è presenza giovanile, e non c’è nemmeno così tanto in un partito nel quale io mi riconosco e che non ha le barriere architettoniche di tanti altri partiti, che non è fortemente strutturato e che non implica per forza una serie di step”.

Perché secondo te?
“Secondo me, per una difficoltà di linguaggio che la politica ha oggi in generale. Non utilizza un linguaggio tale per cui è in grado di avvicinare il giovane, se non nel momento in cui, come è successo a me, sentivo già in me questa voglia di avvicinarmi alla politica”.

Eppure tu vai avanti, perché?
“Io continuo a farlo perché, come anche altri, credo che le cose possano cambiare; è una cosa che sento fortissima e che ho visto in quest’anno che è possibile, dal fatto della lista Formigoni, ai referendum sull’ambiente qui a Milano”.

Cosa vedi nel tuo futuro in politica?
“Prima di tutto voglio crearmi una mia professionalità, e questo lo vivo come strettamente legato alla politica. Io studio giurisprudenza e voglio crearmi una professionalità nell’ambito legale del diritto, per riuscire ad avere quelle competenze (come la capacità di affrontare i problemi in modo serio e responsabile) che sono fondamentali e che, secondo me, mancano oggi a molti politici”.

Donne in politica: percentuale bassina…
“Minima direi”.

Hai incontrato delle difficoltà per il fatto di essere donna?
“Finora no, e questo lo dimostra il fatto che nella nostra lista, uomini e donne, sono 50 e 50, senza che si sia deciso a priori. Se invece guardo la politica più in generale vedo che siamo veramente poche e la figura maschile parte in vantaggio; solo per fare un esempio: se deve parlare qualcuno in televisione va il rappresentante uomo. Se io penso al futuro non la vivo serenamente questa cosa, nel senso che sicuramente ho sempre la percezione che io debba fare di tutto per dimostrare la stessa cosa di un uomo, essendo donna, devo fare un doppio sforzo”.

Cosa dovrebbe fare secondo te la politica?
“Secondo me, visto che la politica non è riuscita con la semplice promozione a creare una situazione rispettosa della parità, credo che a questo punto dei meccanismi di percentuali stabilite per legge siano fondamentali, ovviamente non potendo comunque prescindere dalla competenza. Questo nella speranza che poi, un domani, non ci sia più bisogno di norme, ma che la presenza femminile in politica diventi una cosa naturale. Inoltre la politica dovrebbe essere un po’ più rigida a livello di ingresso delle donne in qualsiasi ambito (lavoro, pubblico impiego, istituzioni, politica) per far sì che la donna non venga sentita come qualcosa che vale meno, solo per il fatto che resterà probabilmente incinta e vorrà crearsi una famiglia. Infine, secondo me sarebbe utile anche un monitoraggio sull’immagine della donna in televisione. Mi spiego: nei salotti delle trasmissioni politiche, spesso, su 5 invitati, 5 sono uomini; se non sono dunque gli stessi partiti a promuovere una parità, allora che si faccia un monitoraggio anche in questa direzione, per cui, su 5 invitati, si invitino 2 donne, le più competenti del settore, anche perché poi, tra l’altro, tutti i dati confermano che, a livello di competenza e preparazione, le donne, in gran parte dei casi, superano i loro colleghi uomini.