MILANO RADICALMENTE APERTA: I documenti del Comune di Milano

Firme contestate, la Consulta: «Decida giudice civile». Formigoni non rischia più. Cappato scrive a Napolitano

05/10/2011
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MILANO - La Corte costituzionale ha stabilito oggi che soltanto il giudice civile è autorizzato a controllare la veridicità delle firme per la presentazione di liste e candidati alle elezioni. Per questo, visto che i tempi della giustizia civile sono in genere superiori a quelli della durata di una legislatura, Roberto Formigoni non rischia più l'annullamento del voto che lo ha eletto per la quarta volta alla guida della Regione Lombardia, così come tira un sospiro di sollievo Roberto Cota in Piemonte. Ad essere sconfitti sono invece i radicali, che annunciano di voler ricorrere nelle sedi internazionali e che hanno scritto una lettera di protesta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

LA LETTERA A NAPOLITANO - La conseguenza della decisione della Consulta, scrive Marco Cappato, già candidato della Lista Bonino-Pannella alla presidenza della Lombardia escluso dalla competizione elettorale, «non riguarda soltanto le elezioni regionali del Piemonte, né soltanto quelle della Lombardia, dove noi Radicali abbiamo portato le prove della gigantesca truffa elettorale compiuta nella presentazione delle Liste di Roberto Formigoni, con un migliaio di persone che hanno confermato in Procura della Repubblica di non aver mai firmato quelle liste. La conseguenza della sentenza di oggi significa, per il futuro del Repubblica italiana da Lei presieduta, che d'ora in poi sarà ufficialmente impossibile per chiunque ottenere giustizia contro una qualsiasi, anche se gravissima, truffa elettorale in tempo utile prima della fine del mandato di chi è stato eletto grazie a quella truffa, ad ogni livello locale o nazionale che sia».

I PRECEDENTI - Due settimane fa era arrivata una buona notizia per i radicali lombardi: il Consiglio di Stato aveva in pratica ribaltato il pronunciamento del Tar, riconoscendo la fondatezza del ricorso sulla questione delle presunte firme false al listino «Per la Lombardia». In definitiva il giudice amministrativo aveva riconosciuto degna di attenzione e verifica la richiesta di Cappato e soci di effettuare una perizia disposta dalla magistratura amministrativa per accertare l'autenticità delle sottoscrizioni. Oggi però è arrivata la risposta negativa: il Consiglio di Stato non potrà disporre velocemente e direttamente la perizia su firme potenzialmente false, ma dovrà attendere gli esiti della questione di falso da parte del giudice ordinario.