MILANO RADICALMENTE APERTA: I documenti del Comune di Milano

I Radicali vanno all’attacco alla maniera della Sora Cesira

06/05/2011
t-mag
Francesco Nardi

I Radicali hanno recentemente sferrato nei confronti di Formigoni un attacco dal grande appeal comunicativo. Si tratta di un video che è stato costruito montando i famosi spot di Formigoni su musica e sfondo dei Teletubbies, i famosi pupazzi colorati che sono l’incubo di quanti hanno un cucciolo umano in casa. Il risultato, che potete apprezzare qui in fondo, è di straordinario impatto: a prescindere dai contenuti si tratta di un’idea originale e di effetto, con la quale si dicono chiaramente molte cose che i radicali affermano da molto tempo. Era da un po’ che si vedevano i radicali assestare un buon colpo sul piano della comunicazione: fermi alle stelle gialle e alle bevute di pipì in tv, le lotte radicali sono rimaste a lungo frustrate dal modo in cui sono state comunicate ed espresse, nuocendo molto - a parere di chi scrive - agli stessi princìpi affermati. Ma all’ottimo giudizio che si deve riconoscere a quest’idea, sotto il profilo della comunicazione politica, deve necessariamente seguire una riflessione appena più politica. Il simpatico video radicale infatti si conclude con l’invito “legalizziamo Milano” ed è firmato dal richiamo al voto per le ormai imminenti elezioni comunali. E’ evidente però che il video non riguarda le elezioni milanesi e la candidata Moratti, per quanto questa sia sostenuta dal Governatore della Lombardia Formigoni. Inoltre, l’idea di una linea di attacco all’avversario che comprende la sua parte politica regge poco nel caso dei radicali, dei quali le ultime sortite significative si ricordano a proposito del tentativo di interlocuzione di Pannella a ridosso del 14 dicembre con il Governo Berlusconi e più recentemente alla singolare decisione del radicale Beltrandi di votare con la maggioranza di governo a proposito della mancata annessione del referendum alla tornata elettorale. Di conseguenza, è un po’ complicato, far reggere l’iniziativa rifacendosi a un indirizzo politico dettato da una chiara e inequivoca scelta di campo. Ma a prescindere da queste considerazioni, che comunque restano ovviamente opinabili, c’è qualcosa di più oggettivo da rilevare. E cioè l’assenza nell’iniziativa di cui parliamo di riferimenti a politiche specifiche per Milano, che poi è la città che si vuole “legalizzare”. Ne deriva l’immagine di un orizzonte politicamente vuoto, inconsistente, scevro da qualsiasi reale proposta dedicata davvero al territorio. E da qui anche l’impressione che i radicali colgano l’occasione di ogni singola tornata elettorale per promuovere un brand etereo che poco ha a che vedere con la singola competizione cui partecipano. Prova un anno fa ne fu la scelta di Emma Bonino, appena eletta consigliere regionale del Lazio dov’era stata battuta da Renata Polverini, di restare al Senato, manifestando così forse il reale interesse che nutriva nei confronti della regione che si era proposta di amministrare. Insomma, certe cose sono belle, anche molto belle, ma se non contengono proposte politiche forse è meglio farle firmare alla Sora Cesira, piuttosto che alla Lista Bonino Pannella. Ne guadagnerebbero i brand, di entrambi.